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HIV maschile e Procreazione Medicalmente Assistita (PMA)

Nelle coppie discordanti, in cui cioè solo uno dei due partner sia affetto da HIV, e che desiderano un figlio il ricorso a tecniche di fecondazione assistita ha ridotto in modo considerevole l’elevato rischio di trasmissione del virus sia al partner non infetto sia al neonato.



Attualmente la legislazione italiana consente l’applicazione di tecniche di PMA solamente nelle coppie in cui il partner maschile è sieropositivo e quello femminile è sano.

 

Il costante progresso delle conoscenze scientifiche ha permesso di sviluppare alcune metodiche di preparazione del seme in grado di abbassare notevolmente il rischio di trasmissione del virus.

Effetti dell'HIV sulla fertilità
di ambo i sessi 

DONNA

  • Non esistono evidenze di importante riduzione della fertilità nella donna HIV

UOMO

  • Possibili alterazioni del numero di spermatozoi dotati di motilità rettilinea veloce in rapporto ad infezioni delle vie del seme più frequenti nel soggetto con HIV

Elevato rischio di trasmissione
TRA I PARTNERS
Può essere contenuto ricorrendo
alla PMA

MATERNO-FETALE
Quando la madre viene opportunamente protetta dall’infezione, questo tipo di trasmissione è impossibile nelle coppie discordanti, considerato che il neonato può infettarsi solamente dalla mamma.


Ne abbiamo parliamo con la d.ssa Elena Rubino, Responsabile dell’Unità Semplice di PMA per le coppie sierodiscordanti per HIV, attivo presso l'Istituto Materno Infantile del Policlinico Universitario di Palermo.

Gent.ma D.ssa Rubino da quando è attivo il vostro centro?
Il nostro Laboratorio di PMA è attivo dal 2000 e offre assistenza riproduttiva alle coppie in cui il partner femminile è sano e il partner maschile è sieropositivo per infezione da HIV.

Il vostro centro offre Assistenza Riproduttiva di Primo Livello. Che cosa significa?
L’ “Assistenza riproduttiva di primo livello” è la forma più semplice di riproduzione assistita e consiste nell’introduzione del liquido seminale, opportunamente preparato, dentro la cavità uterina, servendosi di un sottile catetere (Inseminazione intrauterina).
Ma il momento più importante della metodica è il “lavaggio del seme” e cioè la rimozione delle particelle virali in esso presenti, e la valutazione delle copie virali residue servendosi di tecniche di biologia molecolare di ultima generazione molto sensibili.

In quale frazione del liquido seminale si trovano le particelle virali: nella frazione liquida o in quella corpuscolata (spermatozoi)?
Il virus si trova in forma libera o veicolato da particolari cellule (macrofagi) nella frazione liquida; gli spermatozoi, separati dalla frazione liquida mediante centrifugazione, non contengono il virus come dimostrato dall’applicazione di tecniche di biologica molecolare.

Come è possibile "purificare" il seme maschile dalle particelle virali? La sicurezza del metodo è al 100%?
Sì, è possibile “purificare “ il seme grazie a un sistema di gradienti che permettono di rimuovere tutto ciò che non è utile alla fecondazione ma è presente nel seme: cellule di sfaldamento, cristalli, leucociti e soprattutto macrofagi (cellule immunitarie di notevoli dimensioni) che rappresentano i vettori del virus. La determinazione delle copie virali residue viene effettuata utilizzando la metodica Nasba, che consente di “leggere” sino a 30 copie. Al di sotto di tale soglia la possibilità di contagio è considerata pressoché nulla. La metodica da noi utilizzata è stata ideata dall’immunologo italiano Semprini che la applicò con successo agli albori della infezione da HIV. Certamente i progressi ottenuti nella conoscenza della malattia e nella sua gestione, grazie all’introduzione di nuovi farmaci, hanno modificato la storia naturale della malattia, ma è la PMA come ideata da Semprini a consentire il contenimento della trasmissione tra i partner. Questa tecnica è stata testata in parecchi centri europei su un numero elevato di coppie e non si sono mai registrati casi di sieroconversione del partner femminile sano.

Quali sono le percentuali di successo tra le coppie che si sono rivolte al vostro centro?
Sinora si sono rivolte al nostro centro 247 coppie provenienti dal Centro e Sud Italia; non per tutte è stato possibile l’accesso al programma di procreazione assistita. La percentuale di successo è intorno al 18-20%. Abbiamo ottenuto 43 gravidanze. Una gravidanza gemellare si è felicemente conclusa nell’estate 2009. E’ in corso una nuova gravidanza singola in una donna di 37 anni.

Possono esserci ripercussioni di qualche tipo sul feto e/o sul nascituro?
Assolutamente NO, dal momento che non avviene sieroconversione materna e di conseguenza non esiste rischio per il nascituro.

Qual è l'iter per poter entrare nel vostro programma? Chi è l'equipe che segue la coppia in questo percorso?
Per accedere al nostro programma di procreazione assistita si può richiedere telefonicamente un appuntamento per un 1° colloquio nel corso del quale la coppia riceverà le informazioni che desidera ed un elenco di esami che dovrà preparare. L’equipe che si occupa della coppia è costituita da un medico responsabile del centro, una biologa, una psicologa e un’infermiera professionale.

Per ulteriori informazioni:
d.ssa Elena Rubino
Laboratorio PMA
Istituto Materno Infantile del Policlinico Universitario di Palermo
Venerdì (8.00-13.00) – Tel. 091.6555041
Tutte le mattine (8.00-12.00) – Tel. 335.8432701
E.mail: elena.rubino@tin.it

 

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Copyright | Credits Ultimo aggiornamento: 10/11/2009 Tutti i diritti riservati