Calcio: minerale prezioso in gravidanza e allattamento
La gravidanza comporta necessità decisamente superiori per quanto riguarda il fabbisogno di calcio. E’ stato calcolato che nel 3° trimestre circa 200-330 mg passano ogni giorno nello scheletro del feto: se non è l’alimentazione materna a fornirli, saranno le ossa della madre a privarsene, decalcificandosi. Questa perdita è potenzialmente negativa di per sé, per le possibili conseguenze sul bilancio di calcio della mamma (una volta le nonne dicevano che “ogni bambino porta via un dentino”) e quindi, sulla salute delle sue ossa, ma anche per le potenziali conseguenze che una carenza di calcio può avere sul rischio di ipertensione in gravidanza. Il calcio ha, infatti, un ruolo fondamentale anche nella regolazione dei valori pressori.
Una terza preoccupazione, oggi emergente, riguarda le sostanze tossiche, il piombo in testa, che assumiamo ogni giorno dalla dieta e assorbiamo dall’ambiente e che vanno a fissarsi nell’osso, neutralizzandosi. In caso di riassorbimento osseo marcato, tali sostanze vengono liberate. E’ come se, con la mobilizzazione del calcio fissato nelle ossa, si liberassero anche i veleni altrimenti depositati nelle nostra ossa. Problema, questo, potenzialmente grave per madre e bambino.
Un adeguato apporto di calcio con la dieta,
durante la gravidanza, riduce i fattori predisponenti
a malattie materno-fetali.
Anche durante l’allattamento, il fabbisogno di calcio aumenta: per prevenire l’impoverimento del patrimonio materno viene consigliato dalle più recenti Linee guida per una sana alimentazione un aumento quotidiano dell’assunzione di calcio di 200-400 mg al giorno.
Bilancio osseo materno in gravidanza e allattamento
- Il calcio è un componente critico dell’osso. Contribuisce all’1-2% dell’intera massa corporea. Il calcio è necessario per numerosissime funzioni fisiologiche.
- Considerato che il calcio non può essere sintetizzato nel corpo, deve essere assorbito quotidianamente attraverso il tratto gastrointestinale per essere poi trasferito nello scheletro, in cui si trova il 98% del calcio totale.
- Il calcio è un nutriente “soglia”: nel senso che del minerale apportato con la dieta ne viene assorbita e utilizzata solo la quantità necessaria, mentre il resto viene eliminato con le urine. Il che rassicura sul problema di una possibile supplementazione eccessiva.
- Oltre a contribuire alla forza meccanica dell’osso, il calcio contenuto nei denti e nello scheletro funziona come riserva critica per garantire molteplici funzioni fisiologiche durante i periodi di ridotto assorbimento di calcio o di aumentata mobilizzazione.
- L’osso, infatti, è un tessuto estremamente dinamico, che viene continuamente rimaneggiato in senso distruttivo e (ri)costruttivo a seconda dello stato di nutrizione, del livello di mobilità (l’immobilità comporta un drastico e veloce riassorbimento), delle richieste metaboliche (massime in gravidanza).
- Le funzioni del calcio non si limitano alla densità dell’osso, e quindi alla sua forza meccanica. Il calcio ha un ruolo in molti altri processi ed attività fondamentali: per esempio, influisce sulla regolazione della pressione arteriosa, è implicato nella coagulazione del sangue etc.
Per saperne di più sul calcio e il suo ruolo fisiologico
Calcio e salute
Tutto su il calcio: domande e risposte
Quanto è adeguata la dieta per l'apporto di calcio?
Livelli di calcio raccomandati in gravidanza e allattamento
Anni |
Quantità di calcio al giorno |
19-50 anni |
1000 mg |
< 19 anni |
1200-1300 mg |
- Solo il 6% delle donne in gravidanza assume la quantità di calcio raccomandata, mentre il resto delle donne assume dal 50 al 70% della dose raccomandata, con carenze quindi importanti
- Solo il 16% delle donne consuma almeno 2 porzioni di prodotti caseari al giorno, che rappresentano la quota minima adeguata di apporto di calcio
- Ironicamente, il 63.5% degli adulti che ritiene di assumere abbastanza calcio è nettamente al di sotto delle dosi raccomandate
La forza del buon esempio
- Il 47% delle donne medico gravide consuma supplementi di calcio, contro il 29% delle gravide di controllo
- Il 36% delle donne medico gravide integra quotidianamente la dieta con un supplemento di calcio o più contro il 15% delle gravide di controllo
L’atteggiamento delle donne medico verso gli stili di vita più sani influenza la cura delle donne che si rivolgono a loro per consigli e informazioni. Recenti ricerche hanno dimostrato che esiste una relazione diretta tra comportamenti personali del medico, nei confronti della propria salute, e capacità di motivare in modo convincente le proprie pazienti, rendendole più consapevoli.
Il consumo di calcio in gravidanza e allattamento
Il feto accumula mediamente 25-30 grammi di calcio nel corso della gravidanza. Il trasferimento di calcio tra la madre e il bambino aumenta soprattutto durante il 3° trimestre di gravidanza. A 20 settimane di gestazione, il calcio fetale si accresce di 50 mg/giorno. Questa quantità sale a 330 mg/giorno dopo la 35°. Dopo il parto, è l’allattamento la fonte di massimo trasferimento di calcio al piccolo, con valori intorno a 210 mg/giorno.
Il bisogno di calcio fetale viene soddisfatto con tre modalità:
- aumentato assorbimento intestinale di calcio (purché la dieta ne fornisca in quantità adeguate)
- aumentato riassorbimento di calcio dall’osseo
- ridotta eliminazione renale di calcio
Salute e rischio nel feto
La ridotta assunzione di calcio nella futura mamma può complicare l’andamento della gravidanza con conseguenze importanti per il feto, a breve e lungo termine. Crescenti evidenze hanno documentato un rapporto tra bassi livelli di calcio alimentare e:
• ridotta crescita intrauterina, con bambini piccoli per la data, nati sia pretermine, sia a termine;
• aumento dei parti prematuri;
• aumento delle morti intrauterine e perinatali;
• più elevata pressione arteriosa nel neonato, segno di prolungato stress fetale
• aumentata esposizione ai danni tossici da piombo
Anche la densità dell’osso del feto è condizionata dalla qualità della dieta materna. Quattro studi che hanno paragonato la densitometria fetale, e la lunghezza del femore, tra neonati figli di donne con un adeguato apporto di calcio, verso donne il cui apporto era circa il 50% dell’ottimale, indicano una significativa riduzione della densità dell’osso fetale, ma anche della lunghezza del femore, nei bambini nati da donne con introduzione inadeguata di calcio.
Salute e rischio nel feto
Non di solo calcio vive l’osso, ma anche, tra l’altro, di vitamina D. La sua carenza, combinata alla scarsa assunzione di calcio nella madre durante la gravidanza e, soprattutto, durante l’allattamento, è infatti responsabile del rachitismo, un problema di salute neonatale che torna ad essere importante anche nel nostro Paese, soprattutto nei figli delle immigrate che, per ridotta o assente esposizione al sole dovuta al tipo di vestiario molto coprente, hanno una carente attivazione della vitamina D. Il ginecologo può fare molto nel prevenirlo, attraverso un adeguata educazione alimentare e/o un programma di integrazione di calcio ma anche di vitamina D, in gravidanza e in puerperio.
Quali sono i bambini a rischio?
I bambini a rischio sono quelli allattati esclusivamente al seno fino all’anno di età o oltre, i figli di immigrati a pelle scura che vivono ora in climi temperati, qual è l’Italia, oltre ai bambini che vivono in Medio Oriente o in talune aree dell’Africa.
L’evidenza attuale dimostra come il rachitismo sia dovuto non solo alla carenza di vitamina D, come si riteneva in passato. Nello specifico, la carenza di calcio esaspera le conseguenze della carenza di vitamina D.
I bambini allattati al seno sono generalmente protetti dal rachitismo da carente vitamina D nei primi mesi di vita, perché i metaboliti di questa vitamina attraversano la placenta, cosicché i livelli fetali in gravidanza sono all’incirca i due terzi di quelli plasmatici materni: il neonato forma una certa provvista che lo protegge per i primi 3 mesi.
Il rachitismo si manifesta soprattutto tra i 3 e i 18 mesi
Il latte materno contiene in genere poca vitamina D, insufficiente a soddisfare il fabbisogno del neonato. Solo alti livelli somministrati alla madre (2000 UI/giorno) sono adeguati a soddisfare il bisogno del bambino, passando nel latte in quantità adeguata. Tuttavia, è stato dimostrato che i livelli di vitamina D nei neonati sono più correlati alla loro esposizione al sole che non al contenuto della vitamina stessa nel latte materno. Sono considerati insufficienti, nella letteratura pediatrica, livelli di Vitamina D inferiori a 10-12 nanogrammi/mL, al di sotto dei quali è molto elevato il rischio di sviluppare rachitismo.
La gravità del rachitismo è correlata non solo all’entità della carenza di calcio e vitamina D, ma anche ad altre variabili, che includono la durata della carenza e la velocità di crescita del bambino (geneticamente determinata e che aumenta la richiesta di questi “mattoni” essenziali per costruire l’osso).
UI = Unità Internazionali
Fonte
Pettifor JM
Nutritional rickets: deficiency of vitamin D, calcium or both?
Am J Clin Nutr 2004, 80(6): 1725S-1729S
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