
I folati in gravidanza proteggono il bambino
Non tutte le future mamme lo sanno, ma prendere dei folati prima della gravidanza e nelle sue fasi precoci riduce significativamente il rischio di difetti del tubo neurale nei neonati. Lo dimostra uno studio del 1991, finanziato dal Medical Research Council inglese e pubblicato sul “Lancet”: l’assunzione di 4 mg al giorno di acido folico prima della gravidanza aveva comportato una riduzione dell’83% dei difetti del tubo neurale (Neural-Tube Defects,
NTD) nei neonati. Si tratta di malformazioni molto gravi: la spina bifida, l’anencefalia, la craniorachischisi e l’encefalocele, purtroppo ancora molto diffusi. Negli Stati Uniti, infatti, sono presenti in 1 neonato su 1000. Le cause sono molteplici: farmaci (soprattutto antifolati e anti-epilettici); fattori genetici e anomalie cromosomiche; tossici ambientali. È ormai evidente, tuttavia, il ruolo della carenza vitaminica, che ha portato alla raccomandazione di prescrivere
acido folico prima della gravidanza e nelle sue fasi precoci. La somministrazione a gravidanza iniziata, infatti, potrebbe essere inefficace.
Lo studio di Rothenberg, inoltre, mostra un dato nuovo: le donne che hanno avuto gravidanze complicate da un difetto del tubo neurale hanno autoanticorpi (cioè armi) puntate proprio contro i recettori dei folati. La somministrazione di acido folico potrebbe superare questo problema. Tuttavia a quanto dovrebbe ammontare il dosaggio giornaliero? E quanto tempo prima della gravidanza iniziare l’integrazione con acido folico per garantire una riduzione significativa del rischio?
Una quantità di acido folico di 0,4 mg (dosaggio presente in molti preparati vitaminici) riduce il rischio del 36%, secondo alcuni studi precedenti a quello del Medical Research Council. Una dose di 5 mg al dì la riduce dell’85%. Dosi superiori non sembrano aumentare ulteriormente i vantaggi. Basterebbe, quindi, che ogni medico a cui la donna si rivolge per gli esami preconcezionali prescrivesse una compressa al giorno di acido folico.
Purtroppo - ed è questo il principale problema - la metà delle gravidanze non sono pianificate, quindi questa fondamentale prevenzione viene meno.
Alcuni Stati hanno disposto l’integrazione obbligatoria di farine e grani, con 0,2 mg al giorno di acido folico, ottenendo riduzioni di NTD del 20%. Livelli maggiori di integrazione garantirebbero una maggiore prevenzione. La preoccupazione che dosi troppo alte potrebbero essere rischiose non è sostenuta dai fatti. Per inciso, la “prevenzione di stato” è cominciata con gli Stati Uniti, fin dal 1 gennaio 1998, seguiti dal Messico e tanti altri Stati, in
tutto 38 finora… ma nessun Paese europeo! Senza motivo, visto che il costo di questa integrazione è basso: 1.000 euro per difetto del tubo neurale prevenuto, secondo i ricercatori del settore. Se si pensa al costo drammatico, non solo economico, ma emotivo, umano, sanitario e sociale, di aborti e di neonati affetti, è evidente che il rapporto costi-benefici sostiene decisamente l’impegno nella prevenzione, possibilmente a livello nazionale.
In pratica, finché in Italia non verrà sancita l’integrazione alimentare obbligatoria, i medici devono prescrivere l’integrazione con acido folico a tutte le donne che stanno considerando l’idea di avere un bambino. La prudenza non è mai troppa.
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