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Come riconoscere la depressione dopo il parto?

a cura di: dr.ssa Alessandra Graziottin

Come riconoscere la depressione dopo il parto? Come evitare che mesi di nebbia nera rovinino uno dei periodi più belli nella vita di una donna e di una coppia, con il rischio di lasciare tracce indelebili anche sul piccolo?


Dal punto di vista medico, la depressione appartiene ai cosiddetti “disturbi affettivi” E’ un disturbo crescentemente frequente, che interessa dal 15 al 25% della popolazione. Purtroppo solo il 25% dei pazienti depressi viene accuratamente diagnosticato e trattato.

L’incidenza della depressione è uguale nei due sessi fino alla pubertà. Dopo la pubertà, diventa due volte più comune nelle donne rispetto agli uomini, con un picco di incidenza tra i 25 e i 45 anni, quando è  massimo l’investimento sulla maternità. Le donne quindi sono in genere più vulnerabili degli uomini alla depressione. E lo sono ancora di più nei periodi in cui gli ormoni estrogeni si riducono, come nella sindrome premestraule, nel puerperio, appunto, e in menopausa.

I disturbi dell'umore dopo il parto
Dopo il parto, in base alla intensità e gravità dei disturbi dell’umore possiamo distinguere tre grandi gruppi:

  • Disturbi lievi, noti come “maternal blues”, le malinconie della mamma, o anche “lacrime del latte” nel lessico familiare delle nostre nonne, che ben avevano notato la sincronia tra le crisi di pianto e il momento dell’allattamento. Interessano dal 40 all’85 % delle neomamme; hanno un picco tra il 3° e il 5° giorno dopo il parto, e tipicamente si attenuano fino a scomparire nel giro di 24-72 ore. Il primo trattamento è l’affettuoso conforto, la presenza tenera e comprensiva della madre o di una figura femminile particolarmente vicina alla donna, oltre che del partner.

  • Disturbi di media gravità, che costituiscono la vera depressione puerperale, che è una seria complicanza dopo il parto. Interessa dal 10 al 15 % delle puerpere globalmente considerate, fino al 36 % delle neomamme adolescenti. La maggior parte delle donne che ne è colpita ne soffre per 6 mesi o più. In assenza di diagnosi e trattamento adeguato il 25% continua ad averla in forma grave dopo un anno dall’esordio, con conseguenze importanti anche per il piccolo.

I sintomi principali della depressione puerperale sono:

  • l’umore triste,
  • la debolezza,
  • la difficoltà a fare qualsiasi cosa,
  • la mancanza di gioia, anche nella cura del piccolo,
  • l’insonnia,
  • la difficoltà di concentrazione,
  • l’ansia eccessiva per la salute del bambino (ogni piccolissima cosa diventa una tragedia),
  • i sensi di colpa, la sensazione di inadeguatezza e di incapacità come mamma,
  • pensieri di morte, che devono allertare immediatamente, perché potrebbero indicare che è in agguato la forma più grave.
  • Disturbi gravi, che costituiscono la vera e propria psicosi puerperale. Anche se relativamente rara – interessa infatti lo 0.1-1.2% di tutti i parti – merita tuttavia estrema attenzione per le gravi conseguenze, anche letali che può avere sia per la mamma sia per il bambino: conseguenze che periodicamente occupano le prime pagine dei giornali.  I sintomi compaiono generalmente entro le prime 4 settimane dal parto, quando il rischio di ospedalizzazione per psicosi è di 22 volte superiore a quello pregravidico, ma possono manifestarsi fino a 90 giorni dopo il parto.  Un secondo, seppur minore, picco di incidenza compare tra i 18  e i 24 mesi.

Come riconoscere dunque  la depressione dopo il parto? Questa diagnosi è probabile quando un umore triste e l’assenza di piacere in qualsiasi attività, incluso il prendersi cura del bambino, sono presenti per due settimane o più.
Questa durata è considerata clinicamente importante per la diagnosi differenziale dai più lievi “maternal blues” insieme con la persistenza dei sintomi per la maggior parte del giorno. Spesso la donna si sente molto in colpa per la sua tristezza, quando tutti si aspettano di vederla raggiante e felice per la nascita del piccolo. Può quindi tendere in buona fede a minimizzare i suoi sintomi, finché diventano esplosivi.

Domande mirate particolarmente utili
Alcune domande precise, che ciascuno di noi può fare se ha una moglie, una figlia, un’amica in difficoltà dopo il parto, possono essere utili a comprendere lo stato reale del suo umore:

  • Riesci a dormire quando il bambino dorme?”. Quasi tutte le mamme si svegliano quando il bimbo piange e spesso il sonno è disturbato dai frequenti risvegli del piccolo. Tuttavia, la madre che non soffre di depressione si addormenta velocemente e recupera tra un risveglio e l’altro. La donna con depressione puerperale dorme invece con difficoltà.

  • Mangi con gusto e appetito, oppure svogliatamente? Oppure tendi a mangiare tanto, ma senza piacere?”. Il rapporto con il cibo è un indicatore prezioso di equilibrio interiore. Il compenso nel cibo è frequente quando la neomamma cerca di placare compulsivamente l’angoscia interiore che non riesce ad affrontare sul terreno psichico.
  • “Esci volentieri di casa o preferisci evitare di uscire?. La risposta può indicare la tendenza a “ritrarsi” dal mondo e dall’incontro con gli altri e a richiudersi nella propria palude depressiva, privandosi anche dell’opportunità dell’aiuto diretto e indiretto che viene dagli altri e privando il bambino di altrettanto vitali possibilità di stimoli e interazioni con altri adulti e bambini.

  • Ti fa piacere prenderti cura di sé, o non  te ne importa niente?”. Aspetto importante, quando la donna tende a lasciarsi andare, ad esser sciatta, sintomo tanto più preoccupante quanto più si distingue dal suo atteggiamento precedente di cura e di rispetto di sé.

  • Ti senti sola?”. Spesso a questa domanda la donna risponde scoppiando a piangere. E’ importante non banalizzare né colpevolizzare, ma far sentire un’affettuosa comprensione: “Sì, è comprensibile che tu ti senta stanca e a volte sola. Succede a moltissime donne dopo il parto. Cosa ti farebbe sentire meno sola?”. Incoraggiarla a esprimere dove sente di più il vuoto affettivo può suggerire l’aiuto migliore.

  • Ti sembra che il bambino sia un carico troppo pesante per te? è infine la domanda cardinale con le donne più fragili, specie se giovani. Le neomamme adolescenti  in un caso su tre hanno questa netta sensazione che le fa sentire non solo in colpa ma del tutto inadeguate, specie per il confronto schiacciante tra il bambino dei sogni che avevano in mente, con la promessa di felicità che gli avevano attribuito, e la faticosa realtà dell’accudimento del piccolo.

Ancora più importante, rispetto alle domande, è saper vedere e ascoltare con gli occhi e le antenne del cuore. La sensibilità nel sentire che c’è una muta domanda di soccorso è il primo passo per aiutare la donna a non cadere nel baratro depressivo e a guardare con rinnovata fiducia al futuro, per sé e per il bambino.


Le cure
Il primo aiuto è affettivo, specie da parte della madre o di un’altra figura femminile significativa della famiglia. Questo è essenziale  per aiutare la giovane donna a continuare il suo processo di crescita personale in armonia con la crescita del bambino e non contro di sé e/o contro di lui. Anche il marito, o il compagno, può alleggerire molto il malessere della donna in puerperio, sia sostenendola affettivamente, sia aiutandola nella cura del piccolo, specie la notte, per farla riposare di più.

Il secondo aiuto è farmacologico: gli antidepressivi di ultima generazione sono molto maneggevoli e possono aiutare la donna  a recuperare il suo equilibrio interiore. Anche gli estrogeni, grazie alla ripresa del ciclo, possono aiutare la donna a sentire un umore gradualmente migliore.

Il terzo aiuto è psicoterapico, in genere in parallelo all’uso dell’antidepressivo, quando dalla storia clinica emergono fattori meritevoli di un aiuto anche di tipo psicodinamico.

 

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Copyright | Credits Ultimo aggiornamento: 02/10/2008 Tutti i diritti riservati