La terapia ormonale sostitutiva
Per terapia ormonale sostitutiva in menopausa si intende sostanzialmente l'assunzione di estrogeni, che non vengono più prodotti in quantità sufficiente dall'ovaio e la cui carenza determina gli effetti di cui si è parlato nel precedente capitolo.
Il progesterone o i progestinici, cioè farmaci biologicamente simili al progesterone, vengono aggiunti soltanto per "proteggere l'endometrio" (come si vedrà qui di seguito).
Durante la premenopausa invece, in caso di irregolarità del ciclo, si possono usare i progestinici da soli, perché in questo periodo c'è ancora una produzione estrogenica mentre in molti cicli manca la produzione di progesterone, in quanto l'ovulazione non avviene più regolarmente. Solitamente i progestinici vengono somministrati per 10-15 giorni al mese, e così facendo si riesce molto spesso ad ottenere una regolarizzazione del ciclo (schema sequenziale).
Oppure il progestinico può essere associato tutti i giorni all’estrogeno (schema combinato).
La terapia con estrogeni per alleviare i disturbi della menopausa ha cominciato ad essere utilizzata negli Stati Uniti negli anni 60.
Dopo alcuni anni essa cadde in disuso perché ci si rese conto che aumentava l'incidenza di tumore dell'endometrio, cioè della mucosa all'interno della cavità uterina. Si scoprì in seguito che associando ciclicamente agli estrogeni dei progestinici l'incidenza di tumore dell'endometrio non aumentava.
A partire dagli anni 80 la terapia ormonale sostitutiva è stata quindi utilizzata dalle donne in menopausa sempre più diffusamente, anche perché nel frattempo sono stati evidenziati i suoi effetti benefici non solo sui sintomi precoci e intermedi ma anche sui temibili effetti tardivi.
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