Note storiche
Nel corso dell’ultimo secolo, con l’aumento dell’aspettativa di vita, il climaterio e gli anni successivi alla menopausa sono diventati importanti per una quota sempre maggiore di donne. Oggi, la maggior parte delle donne occidentali non solo raggiunge la menopausa, ma vive un terzo o più della vita dopo questo evento.
I cambiamenti sociali e culturali, associati ad un’aspettativa di vita più lunga, e i recenti progressi della scienza medica hanno contribuito ad un costante sviluppo della terapia ormonale sostitutiva.
Già nel 1700 le conoscenze scientifiche e il buonsenso popolare davano per scontato che i fenomeni del climaterio fossero da attribuire agli effetti tossici del sangue mestruale "trattenuto". Furono, pertanto, ideate diverse terapie energiche per contrastare tali effetti, come le purghe, i salassi o l’applicazione di sanguisughe.
da Speroff L, Glass RH, Kase NF (1997) Endocrinologia
Ginecologica Clinica e Sterilità - Centro Scientifico Internazionale, Torino, p.583
Per tutto il 18° e 19° secolo, la medicina europea si impegnò in un prolungato dibattito tra i sostenitori della "terapia energica" dei diversi disturbi del climaterio e coloro che preferivano un atteggiamento più prudente. Fino alla scoperta dell’ovaio, però, i medici disponevano di poche terapie concrete da offrire alla donna in climaterio.
Nel 1923 due ricercatori scoprirono gli estrogeni nel liquido ovarico: furono approntati rapidamente dei prodotti terapeutici purificati da estratti dei tessuti, che furono impiegati con successo per trattare i disturbi climaterici. Il primo preparato a base di estrogeni fu introdotto in commercio nel 1928 in Germania.
A tale successo seguì il lavoro congiunto di altri ricercatori, che portò all’isolamento, all’identificazione e alla sintesi di altre sostanze ormonali.
|