
Amico del cuore
L’acido folico fa bene a tutti, non solo alle gravide. Il suo effetto protettivo sulla salute si effettua anche mediante la riduzione dei livelli circolanti di omocisteina, un aminoacido oggi tra i marker (cioè gli indicatori) più studiati, che denunciano una maggiore vulnerabilità cardiovascolare (cardiovascular disease, CVD).
A elevate concentrazioni, l’omocisteina è dannosa perché facilita l’ossidazione molecolare e aumenta il livello di rischio primario e secondario di cardiopatia ischemica. Inoltre, un eccesso di questo aminoacido è associato a una ridotta sopravvivenza in pazienti con malattia coronarica accertata. La riduzione dei livelli di omocisteina del 25% si associa a una riduzione del rischio cardiovascolare: con un calo dell’11% del rischio di malattia coronarica
e del 19% del rischio di ictus.
Negli Stati Uniti, dopo l’introduzione nel 1998 di modeste dosi fisse di acido folico negli alimenti, si è assistito solo a una modesta riduzione del rischio di mortalità cardiovascolare nei pazienti studiati prima e dopo la modificazione alimentare generale. Questo indica la necessità di misure più decise ed efficaci.
In pratica, i fattori rilevanti emersi dagli studi sono i seguenti:
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l’omocisteina, se elevata, segnala un maggiore rischio cardiovascolare;
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l’acido folico riduce i livelli di omocisteina nel sangue;
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la terapia con folati, a dosaggi di circa 4-5 mg al giorno, riduce l’omocisteinemia e può, così, concorrere alla riduzione del rischio cardiovascolare. Tanto più se è associata a altre misure preventive, quale un’alimentazione equilibrata, il movimento fisico regolare, il controllo del peso corporeo, l’abbandono di alcool e fumo, la riduzione dei livelli di colesterolo.
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