
Ecografia pelvica
Dagli anni '80 ha cominciato ad entrare in largo uso in ginecologia e ostetricia l'ecografia. La sonda ecografica, appoggiata sull'addome (ecografia transaddominale) o inserita in vagina (ecografia transvaginale) emette un fascio di ultrasuoni che incontrando le strutture anatomiche le attraversa e viene riflesso indietro diversamente a seconda della loro natura e densità, generando su uno schermo un'immagine di ritorno.
Si tratta di un esame innocuo per l'assenza di radiazioni ionizzanti, non doloroso, di esecuzione relativamente semplice ed economica, con risultato immediato. Con l'ecografia pelvica è possibile in campo ginecologico visualizzare l'utero, l'endometrio, le ovaie, la vescica, evidenziando quindi qualsiasi alterazione cui questi organi possono andare incontro, ivi compresa naturalmente la patologia tumorale.
L'ecografia pelvica transaddominale si esegue soprattutto nelle pazienti che non hanno avuto rapporti sessuali o in caso di masse pelviche di grosse dimensioni, e richiede la presenza di un buon riempimento vescicale (per fornire contrasto all'immagine e spingere indietro le anse intestinali). Negli altri casi è preferibile la via transvaginale, che non richiede riempimento vescicale e fornisce informazioni più chiare e dettagliate.
Nella valutazione delle neoformazioni pelviche all'immagine ecografica si aggiunge le studio del flusso sanguigno (Dopplerflussimetria), in quanto le caratteristiche della vascolarizzazione (irrorazione sanguigna) possono essere indicative della natura benigna o maligna della lesione.
Se l'immagine ecografica suggerisce la presenza di una neoformazione dell'endometrio (polipo o mioma) si può eseguire un'isterosonografia, cioè un'ecografia eseguita dopo introduzione nella cavità uterina di una soluzione acquosa, che fornendo un mezzo di contrasto consente di mettere meglio in evidenza queste lesioni.
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