
Pap-test
Il pap-test, altrimenti detto prelievo citologico o striscio cervico-vaginale, è un metodo di diagnosi del tumore del collo dell'utero (uno dei tumori più frequenti nel sesso femminile) messo a punto negli anni '40-'50 dal medico americano di origine greca George Papanicolaou.
Applicando lo speculum, si gratta con una spatola il collo dell'utero e si infila un piccolo spazzolino (brush) nel canale cervicale; quindi si strisciano questi due oggetti su un vetrino e si fissa con un fissatore (sostanza che evita il deterioramento delle cellule) il materiale raccolto. Il vetrino viene poi esaminato da un citologo (laureato in biologia o medicina, esperto nello studio al microscopio delle cellule), per individuare se siano presenti alterazioni cellulari di tipo infiammatorio e/o tumorale.
Il pap-test è ormai da molti anni eseguito con regolarità da un numero molto elevato di donne, e questo ha permesso di ridurre drasticamente la mortalità per tumore del collo dell'utero.
Il tumore del collo dell'utero è infatti preceduto da alterazioni cellulari, denominate displasie o neoplasie intraepiteliali, che possono venire curate con ottimi risultati con trattamenti conservativi, cioè rimuovendo solo la lesione senza ricorrere alla rimozione di tutto l'utero, e conservando quindi anche la fertilità.
Negli ultimi anni si sta cercando di mettere a punto la lettura del pap-test eseguita dal computer, piuttosto che dall'occhio umano (pap-net), al fine di eliminare gli errori causati da erronea interpretazione o disattenzione. I risultati preliminari sono incoraggianti, ma quest'esame non è ancora entrato nella pratica clinica corrente.
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