La Candida
Migliaia di microrganismi appartenenti a diverse specie popolano il nostro corpo. Dall’equilibrio tra queste famiglie dipendono in gran parte la salute e il corretto espletamento delle principali funzioni fisiologiche del nostro organismo.
A volte però, per qualche ragione, l’equilibrio tra le diverse tribù si altera, e una specie normalmente minoritaria prende il sopravvento colonizzando le mucose dell’intestino, della vagina o della bocca. È quanto accade di frequente con la Candida, un fungo presente in tutti noi, specialmente nella sottospecie chiamata Albicans.
Di regola, la Candida non dà sintomi quando è presente in minime quantità nel canale vaginale e nell’area perianale ed è per così dire “dormiente”. Si manifesta invece con prurito intenso vulvare e vaginale, bruciore, rossore, gonfiore e soprattutto secrezioni bianche inodori simili a ricotta, quando passa alla forma attiva.
La candidosi vaginale è un’infezione intima molto frequente nella popolazione femminile: secondo studi recenti, questa malattia affligge almeno una volta nella vita il 50-75 per cento di tutte le donne e in una larga proporzione di esse (dal 4 all’8 per cento) diventa cronica e difficilmente trattabile con la terapia farmacologica.
Le cause sono diverse e spesso compresenti. Innanzitutto esiste una componente genetica, che predispone alcune donne più di altre allo sviluppo ripetuto dell’infezione. I due principali fattori che facilitano la proliferazione del germe sono poi la produzione degli ormoni estrogeni e l’abuso di antibiotici, che alterano la flora batterica del colon favorendo la moltiplicazione incontrollata del fungo. L’infezione è molto frequente nelle donne in gravidanza.
Altri fattori, di tipo emozionale e psicologico, possono aumentare la vulnerabilità individuale alla Candida. In primis lo stress, che colpisce in generale il sistema immunitario abbassandone le difese e quindi rendendolo facile preda delle malattie. Inoltre la tensione emotiva attiva i neurotrasmettitori che modulano il tono dell’umore e che sono presenti anche nel colon, il quale subisce un’alterazione nella quantità e qualità delle sue secrezioni. Questa alterazione cambia il pH e l’ambiente liquido dell’ecosistema intestinale, “serbatoio” ideale di germi e funghi che contaminano anche l’ambiente vaginale.
Anche un’alimentazione scorretta concorre allo sviluppo del micete. Un abuso di dolci, gelati, bibite zuccherine contenenti glucosio, cibi lievitati, tra cui la pizza e la birra, ne facilita la moltiplicazione.
È facile comprendere dunque come la prima arma utile contro la Candida sia la prevenzione: una serie di accortezze alimentari e di stile di vita possono ridurre le probabilità di imbattersi in questo fastidioso fungo. A tavola vanno privilegiati il riso e la pasta integrale (che contengono amidi e quindi zuccheri complessi), la verdura e la frutta, e poi uova, pesce, carne e olio di oliva. Come dolcificante è meglio usare il fruttosio in luogo del comune saccarosio. In secondo luogo, bisognerebbe evitare i pantaloni troppo aderenti, che favoriscono le microabrasioni intime e mantengono le secrezioni vaginali alterate a contatto con la mucosa del vestibolo infiammandola, così come i tessuti sintetici. Meglio biancheria di cotone bianca e un abbigliamento comodo, traspirante e non occlusivo. Per lo stesso motivo l’uso di assorbenti e salvaslip deve essere limitato alla fase mestruale.
L’igiene intima deve essere accurata, ma non eccessiva, e attuata con prodotti che rispettino l’integrità delle mucose genitali, avendo cura di eseguire i movimenti dalla vagina all’ano e non viceversa, per evitare contaminazioni infettive dall’intestino, e di asciugarsi bene dopo il lavaggio (la Candida Albicans prospera facilmente in ambienti caldo-umidi). D’estate il costume va cambiato dopo ogni bagno. Anche l’igiene sessuale va curata in modo attento e scrupoloso. Gli antibiotici vanno assunti con buon senso ed evitati se non strettamente necessari.
Infine, una regolare attività fisica mantiene alto il tono dell’umore e tiene alla larga stress e tensioni che fanno “arrabbiare” il colon.
Anche l’uomo può essere portatore o vittima di Candidosi. Nel primo caso, è la causa scatenante dell’infezione nella donna, nel secondo caso, al contrario, può essere stato contagiato dalla partner e re-infettarla nuovamente in caso di rapporti sessuali non protetti. Per evitare questo effetto “ping pong” (frequente perché spesso l’infezione dell’uomo non dà sintomi) è importante, durante la fase acuta dell’infezione e fino alla fine della cura, astenersi dall’intimità o usare il preservativo.
L’astensione sessuale ha anche un altro scopo: la penetrazione in condizioni di secchezza vaginale o contrattura muscolare, infatti, può provocare microabrasioni che favoriscono nuove recidive da Candida.
La candidosi si diagnostica con un tampone cervico-vaginale o un Pap test. Molte donne con sintomi ormai cronici possono però avere un tampone vaginale negativo, ma il germe è comunque presente. In questo caso la scelta di effettuare o meno la terapia spetta al medico specialista.
La cura è a base di farmaci antimicotici. Alcuni sono su prescrizione del medico curante, altri sono farmaci da banco e non richiedono ricetta medica. I più utilizzati sono gli azoli (per bocca o per uso locale), efficaci nel 90 per cento dei casi. Queste cure possono protrarsi anche per diversi mesi se l’infezione è recidivante, cioè tende a ripresentarsi nel tempo.
In caso di vulnerabilità accertata alla malattia, nel corso di cure antibiotiche il medico può prescrivere antimicotici per bocca per evitare l’insorgere dell’infezione.
A volte, soprattutto quando sintomatico, è opportuno che anche il partner effettui un ciclo di terapia antimicotica.
E presto potrebbe essere disponibile un vaccino contro la candidosi. L’Istituto Superiore di Sanità infatti ha siglato lo scorso anno un accordo con un’azienda svizzera per la produzione e lo sviluppo clinico di un vaccino per trattare e prevenire le infezioni vaginali da Candida, sia acute che croniche. Questo vaccino si basa sulla scoperta di una proteina, la SAP2, da parte del Dipartimento Malattie infettive dell’ISS, presente nella secrezione vaginale di tutte le donne infette da Candida e assente nelle donne sane; la ricerca condotta dall’ISS su animali ha dimostrato che anticorpi contro la SAP2 sono protettivi in un modello di vaginite da Candida.
Se verrà confermata la sua efficacia, questo vaccino potrebbe tagliare di almeno la metà i costi sostenuti dal Servizio Sanitario Nazionale e dalle donne stesse per l’acquisto di farmaci contro la vaginite, che ammontano oggi a più di 200 milioni di Euro l’anno.
Fonti:
www.alessandragraziottin.it
www.ondaosservatorio.it
www.iss.it

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