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LA SINDROME PREMESTRUALE IN ITALIA: BENEFICI DELL'AGNOCASTO E ALTRI APPROCCI NON CONVENZIONALI
A cura di G. Dante, F. Facchinetti
Dipartimento Materno-Infantile, Azienda Policlinico di Modena

INTRODUZIONE
Negli ultimi anni, la sindrome premestruale (SPM o PMS) è stata riconosciuta come una vera e propria patologia; numerosi ricercatori hanno identificato i sintomi che più la caratterizzano, definendo nel tempo le ipotetiche cause, i criteri diagnostici e le possibili opzioni terapeutiche disponibili.

Che cos’è?
La PMS è una condizione caratterizzata dalla presenza sia di sintomi fisici che psichici che si manifestano tipicamente durante la fase luteale del ciclo, ovvero nei giorni che precedono la comparsa della mestruazione e durante i primi giorni della mestruazione stessa.

Dai dati riportati in letteratura risulta che nella popolazione generale circa l’ 85% delle donne sperimentano regolarmente in fase premestruale alcuni sintomi psicologici e fisici di lieve entità, comunque tollerabili, mentre solo nel 5%-10% dei casi questi meritano di essere trattati, in quanto influenzano negativamente la qualità della vita della donna, interferendo nei rapporti familiari e sociali.
Per saperne di più

Quali sono le cause?
L’eziologia della SPM è stata solo in parte definita, una delle ipotesi più accreditate è che entrino in gioco diversi fattori, provocando una ipersensibilità del sistema nervoso centrale nei confronti delle fluttuazioni cicliche degli steroidi gonadici e dei loro metaboliti neuroattivi, in assenza di alterazioni quantitative degli stessi.


Esiste una terapia?
La mancanza di una definizione universalmente accettata e di un marker clinico o biologico obiettivo fa sì che non esista a tutt’oggi una terapia unica, risolutiva e ben codificata della PMS. Gli approcci terapeutici si possono dividere in due gruppi principali: terapia convenzionale e terapia non convenzionale. La scelta tra i differenti approcci farmacologici è generalmente dettata dalla gravità della PMS, si tende infatti ad adottare metodi non farmacologici, cosiddetti “alternativi” per le forme più lievi, mentre gli approcci farmacologici, sia ormonali che non ormonali, in associazione o meno ad altri interventi, vengono riservati ai casi più gravi e invalidanti. L’intervento chirurgico viene impiegato in pochi casi, generalmente quando si è assistito ad un fallimento di diversi metodi terapeutici e la PMS ha un effetto fortemente invalidante sulla qualità della vita della donna che ne soffre (1).


LA SITUAZIONE ITALIANA

1) Caratteristiche e prevalenza
I dati presenti in letteratura che riguardano le cause di sviluppo e manifestazione, i criteri per fare diagnosi di PMS e, soprattutto, la quantificazione dei sintomi, che possono essere molto diversi  da donna a donna  (fino a 65 scale o questionari per misurare anche 300 sintomi diversi!!! (2)), sono paragonabili ai risultati ottenuti dal sondaggio condotto dal nostro centro del Policlinico di Modena in collaborazione con l’azienda farmaceutica Theramex attraverso un questionario on-line (vai al questionario).

Il questionario
I dati sono stati raccolti nel periodo tra agosto 2005 e dicembre 2007: hanno partecipato al sondaggio 3.321 donne che manifestavano sintomi psichici e/o fisici imputabili alla PMS. Le donne hanno risposto a un questionario composto da 13 domande, di cui le prime 4 rivolte a definire il “profilo donna utente”, le restanti 9 riguardavano specificamente i sintomi e gli  approcci terapeutici individuali alla PMS.

I risultati del sondaggio confermato i dati di letteratura
I risultati mostrano che il 45% delle partecipanti ha un’età compresa tra i 20 e i 30 anni e il 33% tra i 30 e i 40 anni; il 66%  risulta avere un lavoro stabile.  Questi dati sono ampiamente confermati da diversi studi presenti in letteratura dai quali emerge che:

  • la PMS si manifesta solitamente verso i 30 anni in donne con un lavoro stabile, sposate, con figli, che fanno uso di contraccettivi orali, che hanno avuto menarca precoce (< 11 anni) e di livello culturale e reddito medio-alto (2).
  • Il 96% delle donne manifesta uno o più sintomi riconducibili alla SPM durante i giorni precedenti le mestruazioni,  i sintomi più invalidanti risultano essere quelli psichici (44%), quelli fisici (37%) e la cefalea (13%), nel 6% dei casi le donne hanno risposto “altro” (Figura n. 1 ).
  • I sintomi limitano le attività quotidiane “sempre” nel 15%, e “spesso” nel 31% dei casi, “qualche volta” nel 40%, raramente 14%. Di particolare importanza è il dato sulla cefalea, infatti già da molti anni è presente nella letteratura  internazionale una chiara correlazione tra emicrania mestruale e SPM (3).

Figura n. 1

spm italia


Alla domanda “Ne hai parlato con il tuo medico/ginecologo?”, il 62% delle donne intervistate ha risposto “no”, il 37% ne ha parlato; tra queste, nella metà delle donne, il medico ha dato la dovuta importanza ai sintomi. Infine, solo l’ 1% delle donne ne ha parlato con il proprio farmacista. In particolare, questi risultati confermano come la SPM non venga ancora considerata né dal medico né dalla donna come una fonte di disagio ma piuttosto come una “fisiologica” condizione femminile.

2) I differenti approcci alla cura, farmacologici e non

Dalle risposte relative alle terapie risulta che tra le donne che assumono farmaci, il 51%  è stata consigliata dal medico e il restante 49% ha accettato indicazioni da amiche, media e farmacista.
L’approccio terapeutico alla sintomatologia premestruale varia da donna a donna (1): i differenti approcci utilizzati da quelle che hanno partecipato al nostro sondaggio sono illustrati nella Tabella n. 1.

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Tabella n. 1
Differenti approcci utilizzati dalle donne per la cura della SPM

- Farmaci  41%
      Analgesici 65%
      Contraccettivi Orali  14%
      Antidepressivi 5%
      Ansiolitici 9%
      Antiemicranici 14%

- Fitoterapici/Integratori   19%

- Attività fisica regolare 12%
- Yoga e altre tecniche 5%
- Modificazioni della dieta 13%
- Altro (risposte libere) 10%


-------------------------
* Dato disponibile dal 04/04/2006

 

BIBLIOGRAFIA CONSULTATA

  1. Nappi R, Facchinetti F - Sindrome premestruale. Quaderni di aggiornamento permanente in Ostetricia e Ginecologia.(APOG). 2006; 10:47-54.
  2. American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) (2000). Premenstrual syndrome. Washington, National Guideline Clearinghouse. 2005
  3. Facchinetti F - The premenstrual syndrome belongs in the diagnostic criteria for menstrual migraine. Cephalalgia 1994; 14: 413-4
  4. Campagne DM, Campagne G - The premenstrual syndrome revisited. Eur J Obstet Gynecol Reprod Biol.130:4-17
  5. Fazzio M, Dante G, De Pace V, Facchinetti F - I fitoterapici nel trattamento della sindrome premestruale. Integratori e fitoterapici. Le evidenze in ostetricia e ginecologia. F. Facchinetti, V. Unfer. CIC edizioni internazionali – 2006
  6. Prilepskaya VN, Ledina AV, Tagiyeva AV, Revazova FS- Vitex agnus castus: Successful treatment of moderate to severe premenstrual syndrome. Maturitas. 2006; 1;55 Suppl 1:S55-63


Quali sono  i diversi approcci?
Come accennato gli approcci disponibili sono differenti, farmacologici e non:  vanno da quello dietetico-nutrizionale, a quello cognitivo comportamentale, all’assunzione di farmaci sintomatici o di farmaci contenenti ormoni in grado di sopprimere l’attività ovarica. In questa sede si vuole approfondire soprattutto  il ruolo dei fitofarmaci e in particolare dell’agnocasto (Vitex Agnus Castus), la pianta medicinale con un’efficacia decisamente superiore alle altre nella cura di questo disturbo, documentata da un’ampia mole di lavori scientifici a testimonianza

Due parole sulla dieta
Gli studi condotti in questi ultimi anni si sono basati sull’osservazione delle abitudini alimentari di molte donne affette da PMS. Le indagini hanno mostrato, durante il periodo premestruale (fase luteale) un maggior consumo di zuccheri raffinati, carboidrati, sale e derivati del latte, mentre sono ridotte le assunzioni di vitamine A, E, del complesso B, di ferro, magnesio e zinco. Inoltre, si evidenzia spesso un abuso di alimenti contenenti metil-xantine quali caffè, tè e cioccolato.
Sulla base di queste osservazioni, appare chiaro come l’intervento sulla dieta per far fronte ai sintomi della PMS, possa spaziare dai semplici consigli dietetici, alla terapia con supplementi vitaminici e oligoelementi, anche se è doveroso  precisare che pochi studi controllati hanno fino ad oggi dimostrato la reale efficacia di tali assunzioni.

A proposito della terapia cognitivo comportamentale
Esistono alcune evidenze scientifiche che questo approccio alla PMS possa ridurre il suo impatto negativo e che tale effetto sia di lunga durata. La psicoterapia riveste notevole importanza nella pratica clinica: ansietà e preoccupazioni possono essere alleviate rassicurando la donna sul fatto che la PMS è un disturbo di estremamente comune riscontro, con una base fisiologica. In alcuni casi si sono rivelate utili la terapia psicocorporea di rilassamento, il training autogeno, il biofeedback, sebbene la loro efficacia clinica non sia stata ancora pienamente dimostrata. Quando i disturbi sono di lieve o media entità, l’agopuntura, l’omeopatia, lo yoga, il qigong, l’aromaterapia, la riflessologia, il massaggio ma soprattutto l’esercizio fisico aerobico si sono dimostrati utili nell’alleviare sintomi quali ansia, depressione e irritabilità. In numerosi studi, le donne con PMS che praticavano esercizio aerobico riferivano una sintomatologia di modesta entità rispetto al gruppo di controllo. Tuttavia, non sono al momento disponibili studi clinici controllati sui benefici di queste strategie terapeutiche. (4).

Fitoterapia: l'agnocasto
Tra i fitoterapici, l’estratto di agnocasto (Vitex Agnus Castus) si è dimostrato in grado di migliorare i sintomi, sia fisici che psichici, della PMS. Il Vitex Agnus Castus è un arbusto perenne con altezza che può raggiungere i 5-6 metri. I frutti maturi ed essiccati, di aspetto simile al pepe nero, contengono circa lo 0.5% di olio essenziale oltre a differenti altre sostanze benefiche.

Numerosi sono gli studi che a tutt’oggi hanno dimostrato gli effetti benefici del Vitex Agnus Castus nel trattamento dei sintomi legati alla PMS, in particolare nel ridurre la tensione e il dolore al seno prima del ciclo e nell’ attenuare alcuni sintomi psichici, tra cui depressione e irritabilità. L’utilizzo dei questi estratti, inoltre, non ha indotto alcun problema di tollerabilità a differenza della bromocriptina, un farmaco inizialmente utilizzato per la cura della PMS, le cui reazioni avverse ne hanno limitato notevolmente l’utilizzo (5).

CONCLUSIONI
Un giudizio  conclusivo sull’atteggiamento terapeutico nei disturbi premestruali non è facilmente formulabile. La scelta tra terapia farmacologica o non convenzionale deve essere compiuta dopo che il proprio medico di medicina generale o il ginecologo ha eseguito un corretto inquadramento diagnostico e considerando di volta in volta la prevalenza e la maggiore intensità dei sintomi. Come già accennato, la sindrome è diversa nella singola donna e quindi la terapia dovrà essere personalizzata.  Esistono numerosi studi in letteratura in cui sono dimostrate l’efficacia e la tollerabilità di approcci terapeutici alternativi e in particolare sull’uso di fitoterapici, infatti anche dal nostro sondaggio emerge che il 19% delle donne utilizzano fitoterapici come rimedio alla PMS.

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Copyright | Credits Ultimo aggiornamento: 03/12/2008 Tutti i diritti riservati